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La sindrome dell’ovaio policistico può essere affrontata anche grazie a una corretta alimentazione?

Cosa si intende per Sindrome dell’Ovaio Policistico?
Sebbene non esista un’unica definizione, i criteri diagnostici a cui le principali Società Scientifiche si rivolgono prevedono la coesistenza di almeno due delle seguenti caratteristiche: 1) il rilievo di elevati livelli di androgeni nel sangue e/o di manifestazioni cliniche riconducibili ad uno stato di iperandrogenismo (ad esempio l’irsutismo, ovvero la presenza anomala ed eccessiva di peli a distribuzione maschile in un soggetto di sesso femminile), 2) la disfunzione ovulatoria con irregolarità dei cicli mestruali (la manifestazione più comune è l’ ‘oligoamenorrea’, ovvero la ridotta frequenza o la completa assenza dei cicli mestruali in condizioni di anovulazione cronica) ed 3) il reperto ecografico di policistosi ovarica (presenza di oltre 10 cisti del diametro di 2-8 mm ciascuna).
E’ importante precisare che i sintomi possono essere molto variabili tra le diverse pazienti: da condizioni poco sintomatiche, con sole alterazioni del ciclo mestruale, sino a situazioni in cui si possono osservare contemporaneamente amenorrea, irsutismo ed obesità. La presenza di ovaio policistico è tra le più comuni cause di infertilità femminile e di aborti spontanei nel primo trimestre di gravidanza.
Qual è la correlazione Sindrome dell’Ovaio Policistico e alimentazione?
Da dove viene la resistenza insulinica? Dalla sedentarietà, da una dieta disequilibrata e dallo stress. L’insieme di questi fattori causa sovrapproduzione di radicali liberi ed infiammazione, strettamente intrecciata alla resistenza insulinica, ma è anche all’origine di ansia e depressione, condizione ampiamente riscontrabile tra queste donne.L’eccesso del peso corporeo rappresenta uno dei principali sintomi della sindrome. È stato osservato che nelle pazienti affette, si riscontrano spesso elevati livelli di insulina nel sangue con una ridotta risposta dei tessuti a questo ormone (insulinoresistenza), condizione che contribuisce a determinare l’insorgenza dell’obesità.
Come intervenire in campo alimentare?
Il trattamento più efficace contro l’insulino-resistenza è rappresentato da uno stile di vita sano, basato su una regolare attività fisica ed una alimentazione equilibrata che favorisca il controllo del peso. Fondamentale quindi, impostare una dieta mirata e con gli alimenti giusti; sicuramente saranno vietati zuccheri semplici, farina bianca, latticini, ad eccezione dello yogurt, i grassi saturi. Dal punto di vista prettamente alimentare è importante seguire una dieta con indice glicemico controllato, (L’indice glicemico indica la velocità con la quale la glicemia si innalza a seguito dell’assunzione di un alimento), e impostare un piano alimentare frazionato in più pasti, tale da dare una ritmicità ormonale migliore. La colazione deve essere abbondante soprattutto in proteine, perché è stato dimostrato che esse, migliorano la sintomatologia, consiglio di iniziare la giornata con varie alternative a tavola.
In alcuni casi, può esser utile associare, su indicazione dello specialista, alcuni integratori che agiscano nel ridurre/rallentare l’assorbimento intestinale degli zuccheri e/o favoriscano la sensibilità all’insulina (ad esempio l’acido alfa lipoico). In alcune condizioni potrebbe essere necessario anche ricorrere a terapie farmacologiche specifiche nel trattamento dell’insulino-resistenza, ma solo sotto controllo medico.

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Consigli e accorgimenti per le donne in gravidanza nei confronti dell alimentazione.

La gravidanza è un periodo durante il quale lo stato di salute di un individuo risulta strettamente legato e dipendente da quello di un altro: un evento biologico unico, in cui la corretta nutrizione assume un carattere di importanza fondamentale. Lo stato di salute della madre da un punto di vista nutrizionale, anche prima dell'inizio della gestazione, influenzano il corso e l'esito della gravidanza stessa, e sono essenziali per prevenire molte patologie neonatali.

Un apporto nutrizionale adeguato, durante la gravidanza, è necessario per salvaguardare la salute della madre, ma anche quella del nascituro. La dieta da adottare deve essere equilibrata, senza eccessi nell'una e nell'altra direzione. Un apporto nutrizionale insufficiente, da parte della madre, andrà a ricadere sul feto, comportando un basso peso alla nascita. Va evitata anche una dieta squilibrata in senso opposto, basata sul vecchio detto del "mangiare per due". Un motto errato, perché semmai la donna in gravidanza deve mangiare due volte meglio.

Le categorie a rischio nutrizionale in gravidanza sono le seguenti:

Donne con una dieta carente già prima della gravidanza. Casi di gravidanza multipla (cioè più di un feto). Fumatrici; donne che fanno uso di alcool e droghe.
Intolleranti al lattosio. Donne in una condizione di sottopeso o sovrappeso già al momento del concepimento; oppure donne che durante la gravidanza acquistano un peso insufficiente o eccessivo.
Durante la gravidanza le donne vanno incontro a vari cambiamenti fisiologici. Il primo è l'incremento ponderale, vale a dire l'aumento di peso; il secondo è l'incremento del dispendio energetico, che dipende dallo sviluppo di feto, placenta e di alcuni organi della madre.

Peso
L'indice di massa corporea (BMI, Body Mass Index) è uno dei parametri che rivela meglio quale sia lo stato nutrizionale di una persona.
Durante la gravidanza è fondamentale controllare il peso, al fine di valutare una nutrizione corretta per madre e feto. In Europa e negli Stati Uniti l'aumento ponderale consigliato in gestazione è compreso fra 10 e 15 chili, ma non esiste un valore assoluto di aumento di peso che possa essere considerato valido a priori per tutte le gestanti: si tratta di valori che vanno calcolati tenendo conto anche di quello che era lo stato nutrizionale della donna, prima dell'inizio della gravidanza.

Energie e nutrizione
In gravidanza c'è un maggiore dispendio energetico, che dipende dallo sviluppo del feto, della placenta e dei tessuti materni, che devono far fronte alle esigenze di madre e nascituro. Quindi aumenta la quantità di energia necessaria, anche perché il metabolismo basale aumenta a sua volta, fino ad arrivare ad un aumento del 20 per cento, rispetto ai valori normali, alla fine della gravidanza.
Tra gli alimenti da evitare ci sono sicuramente i cibi in scatola, (tonno o salmone o sgombro) preferendo quelli in vetro, e da limitare anche gli affettati stagionati mentre i cotti al forno possono essere mangiati con limitazioni.

Fabbisogno proteico.
Aumenta a causa delle esigenze della nuova costruzione materna e fetoplacentare. Rispetto alla dose giornaliera raccomandata.
Apporto di calcio.
Fondamentale per lo sviluppo scheletrico del feto, che inizia nel terzo trimestre.
Apporto di fosforo. Per mantenere un equilibrio ottimale ottimale col calcio.
Acido folico.
È una delle vitamine di cui più spesso si riscontra carenza in gravidanza. L'aumento dell'apporto quotidiano è di 200 mcg; ma anche altre vitamine e minerali richiedono un incremento durante la gestazione.

Consigli :
Aumentare la frequenza dei pasti e diminuirne l'entità: optare per quattro o cinque piccoli pasti al giorno;
il latte contiene calcio, fosforo, magnesio, vitamine A e D, proteine ad elevato valore biologico: consumarne con piu frequenza, da solo o aggiunto ad altri cibi;
le proteine ad elevato valore biologico sono presenti anche in carne, pesce, uova e formaggi e vanno consumate quotidianamente.
il pesce è importante perché contiene acidi grassi polinsaturi, fosforo, iodio, ed è più facilmente digeribile della carne, che dovrebbe andare a sostituire almeno due o tre volte a settimana;
per il fondamentale apporto di vitamine, sali minerali e fibra alimentare è necessario consumare abbondanti porzioni di frutta fresca, ortaggi e succhi di frutta;
la stipsi è un problema frequente in gravidanza, può essere combattuta con il consumo abituale di cibi integrali;vanno evitati gli alimenti che causano gonfiore e meteorismo;è necessario evitare superalcolici, aperitivi, vini liquorosi; limitare tè e caffè, e bevande che contengono caffeina, come la coca-cola;per tenere sotto controllo l'aumento ponderale è bene non esagerare nel consumo di dolci;limitare fritti e cibi salati; preferire piatti poco elaborati e più facilmente digeribili;ridurre il sale, sia per la ritenzione idrica, sia per la pressione.

Ovviamente vi raccomando di non prendere in considerazione i consigli sopracitati senza esservi confrontate con il medico che vi segue nel delicato percorso che porterà alla formazione di una nuova vita.

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La Stipsi (stitichezza): rimedi e cure
in primis per parlare di stipsi bisogna prendere in disamina alcuni fattori, in quanto il dolore alla pancia può essere sintomo di diverse problematiche; UNA CORRETTA diagnosi di stipsi viene fatta attraverso la presenza di tre condizioni: meno di 2 evacuazioni alla settimana, presenza dopo l'evacuazione di sensazione di non liberarsi completamente o sensazione di blocco e ostruzione e infine nodi colon irritabile.

Causa della stitichezza
Esistono diverse forme e cause legate alla stipsi; si parla di primaria quando è causata da problemi fisici e funzionali come ad esempio la disfunzione del pavimento pelvico; di secondaria quando viene provocata da alcuni farmaci oppure da uno scorretto stile di vita. in moltissimi casi però la stipsi deriva da entrambi le cause.

Stipsi: l'importanza delle fibre
Il trattamento della stipsi inizia con la raccomandazione della modifica dello stile di vita in particolare con la modifica dell'alimentazione. La relativa sedentarietà inoltre può aggravare il problema, mentre uno stile di vita attivo può migliorare la motilità intestinale. Il primo aspetto alimentare necessario è un maggiore apporto di fibre e acqua.
Le fibre sono carboidrati di origine vegetale, non digeribili e non assorbibili che una volta giunti nel colon vengono parzialmente fermentati dalla flora intestinale andando ad accelerare il transito intestinale, la frequenza di evacuazione e ammorbidendo le feci. Esistono diversi tipi di fibra in natura, quelle insolubili, quelle solubili. Le fibre insolubili sono quelle più importanti per migliorare la stitichezza in quanto migliorano la motilità e idratano le feci. Sono dette insolubili perché non si sciolgono in acqua e per questo fanno anche massa e volume nell'intestino. Queste possono essere di aiuto anche nella stipsi da dieta. In un uomo medio si consiglia l'assunzione di fibre di 30 grammi al giorno.
L'aumento di fibra alimentare determina un riscontro positivo nel 50% delle persone. Un’ Altro 50% con transito lento o disfunzioni del pavimento pelvico non risponde all'aumento di fibra o addirittura peggiora il quadro clinico. L'assunzione di fibra dunque non è l'approccio adeguato per tutti.
L'effetto collaterale dell'aumento di fibre può essere l'aumento dei gas intestinali che può indurre una riduzione dell'assunzione di fibre da parte del paziente.
Dove si trovano le fibre insolubili? In tutti i prodotti integrali, nei legumi in particolare nei fagioli, lenticchie e ceci, nella crusca di frumento, nella frutta secca come noci, mandorle e nocciole, e nei semi di lino e di girasole e in cavoli, funghi e melanzane.

Cosa mangiare per andare in bagno
Partendo dal presupposto che questo fastidio si diagnostica e si cura con il supporto di un medico gastroenterologo, elenchiamo di seguito alcuni consigli pratici su cosa mangiare per sconfiggere la stitichezza.
Potrebbe essere di grande aiuto per esempio mangiare 2 kiwi maturi a colazione tutte le mattine, assumere latte con crusca di frumento a colazione tutte le mattine e magari utilizzare il protocollo kefir tutte le mattine a colazione bevendo ogni mattina per 3 settimane 100 ml di kefir con 2 cucchiai di semi di lino.
Insieme al cambio della colazione durante la giornata bisogna assumere anche fibre come quelle di corn-flakes, pane integrale o grano parzialmente lavorato banane e patate. Ad esempio a colazione l'associazione di crusca e corn-flakes integrali aiutano molto la stitichezza.

Sono utili gli Integratori per la stitichezza?
Gli integratori di fibra danno un ottimo ausilio alla stitichezza. Sono di solito dei concentrati di carboidrati non amidacei: psyllium, crusca di frumento, gomma di guar e sono utili nei pazienti che non sono capaci di assumere per vari motivi le quantità di fibra giornaliera raccomandata. Coloro che non ottengono benefici da queste integrazioni dovrebbero aumentare il dosaggio e la frequenza di assunzione. L'assunzione inoltre deve essere graduale in quanto usare dosaggi inappropriati all'inizio possono avere distensione addominale, flatulenza e dolorabilità addominale. Attenzione che questi tipi di fibre possono interferire con l'assorbimento dei farmaci per il ferro e calcio.

Altre pratiche come bere acqua e limone tiepido la mattina a digiuno oppure la magnesia (IDROSSIDO DI MAGNESIO) non sono ancora studiati ancora dal punto di vista scientifico, ma probabilmente agiscono in parte sulla motilità intestinale. Consiglio ad ogni modo prima di intraprendere qualsiasi tipo di protocollo per curare quella che potrebbe sembrare una forma di stipsi, di rivolgervi ad un professionista competente per diagnosticare la reale presenza di questo disturbo e successivamente studiare con il suo supporto il metodo migliore per alleviare i fastidi ad essa associati.

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Le noci sono una varietà di frutta secca che possiedono molteplici proprietà e benefici per la nostra salute. Sono ricche di proteine, grassi sani, fibra, steroli vegetali, antiossidanti, vitamine e minerali.

Le noci sono uno degli alimenti che si prendono cura della salute del cuore. Questa varietà di frutta secca è ricca di amminoacidi e di arginina, quindi è un ingrediente perfetto per le persone che hanno problemi di natura cardiovascolare.
L’alto contenuto di grassi vegetali, Omega 3 e acido alfa-linoleico, rendono le noci un ottimo antinfiammatorio naturale. Inoltre, le noci aiutano anche a prevenire la formazione di coaguli sanguigni, quindi migliorano la circolazione.

Le noci apportano una grande quantità di antiossidanti. Grazie ai polifenoli e alla lipoproteina che contengono, sono la migliore alternativa tra le varietà di frutta secca. Non esitate a includere le noci nella vostra dieta, perché si tratta di un alimento nutriente che apporta benefici incredibili.
Le noci contengono composti neuroprotettori, come la vitamina E, l’acido folico, la melatonina, gli acidi grassi Omega 3 e gli antiossidanti. Diversi studi hanno dimostrato che il consumo di noci aiuta a ridurre la vulnerabilità allo stress ossidativo che si verifica durante il processo di invecchiamento.
È stato dimostrato che il consumo di noci aiuta le persone affette da diabete di tipo 2. I grassi sani delle noci aiutano a regolare i parametri metabolici nei pazienti diabetici, infatti riducono in maniera significativa i livelli di insulina a digiuno. Se anche voi avete il diabete di tipo 2, sappiate che una manciata di noci al giorno è un’ottima opzione per controllare i livelli di zucchero nel sangue.
Potrebbe sembrarvi curioso, ma una cosa così semplice come mangiare un pugno di noci al giorno può favorire un buon riposo.
Le noci contengono melatonina, un antiossidante che aiuta a conciliare il sonno e che favorisce con maggior facilità un riposo continuativo per tutta la notte.
Riuscirete a riposare in maniera adeguata e il vostro corpo sarà più sano e forte perché avrà ottenuto il ristoro di cui ha bisogno.
I grassi vegetali di cui abbiamo bisogno
Il nostro corpo ha bisogno di una certa quantità di grassi al giorno. Le noci sono ricche di acidi grassi Omega 6, molto comuni nelle carni grasse. Questo nutriente aiuta l’organismo a rigenerarsi e a mantenersi in forma, quindi se volete evitare i grassi di origine animale, potete sostituirli con le noci, così da sfruttare un prodotto di origine vegetale.

È sufficiente una porzione di 30 grammi di noci al giorno Questa quantità vi garantirà tutti i benefici garantiti dalle noci evitando un apporto calorico eccessivo.

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Oggi parleremo di un tema strettamente collegato tanto alla nutrizione quanto all attività fisica: la cura e la prevenzione dell Osteoporosi tramite l'esercizio fisico.

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‘’Non si ingrassa da Natale a Capodanno ma da Capodanno a Natale”.. spesso ci capita di leggere in giro questa massima un po’ ironica ma del tutto veritiera: è piu una costante disabitudine alimentare protratta per lunghi periodi a portare “danni estetici” al nostro fisico che 4/5 giorni presi piu alla “leggera” in un periodo limitato dell’anno. Eppure nel periodo che precede le feste i mass media ci bombardano sia online che sulle riviste e quotidiani con le famose diete dell’ultimo minuto per non ingrassare a Natale o in prossimità di periodi festivi in cui un po tutti tendono a rilassarsi fisicamente e mentalmente e quindi a non darsi troppe regole nemmeno a tavola. Anche se sarebbe opportuno come abbiamo già detto poc’anzi riuscire ad avere buoni abitudini alimentari durante tutto l’anno, è bene comunque in virtu' delle feste riuscire a fissare dei punti che permettano quanto meno di limitare i danni tra cenoni in famiglia e feste e aperitivi con gli amici; vediamo insieme come affrontare al meglio l’avvento del Natale e superare il 7 gennaio senza troppi danni:
1. Mai iniziare periodi di digiuno in vista delle feste, col fine di compensare poi con introiti calorici spropositati nei giorni segnati in rosso sul calendario; piuttosto iniziate a darvi una regolata rinunciando ad esempio allo sgarro fuori programma.
2. Quando andiamo a fare la spesa non lasciamoci tentare dalle promozioni prenatalizie di dolci e cibo calorico con la conseguenza di accumulare cibo spazzatura che inevitabilmente potrebbero essere consumati e finire per mandare in fumo anche le settimane precendenti o successive alle festivita’
3. Muovetevi! Il corpo non va in ferie! Per questo non abbandonate l'attività fisica con l idea di riprendere tutto a gennaio dopo l’epifania. Per chi non pratica sport potrebbe essere il momento ideale per iniziare una attività fisica che ci aiuterà a bruciare calorie e a rendere il nostro metabolismo più pronto ad affrontare mangiate più corpose del solito.
4. A colazione consumate della frutta o qualche succo o spremuta e cercate di mangiare alimenti ricchi di fibre durante la giornata, vi porteranno prima al senso di sazietà in vista di cenoni e banchetti natalizi
5. È pur sempre una festa: non privatevi del tutto di ciò che vi attira, ma non esageriamo con le portate; piccole porzioni di tutto ciò che vi aggrada non porterà gli stessi danni di chi non si da freni!
6. Non aggiungete sale olio o condimenti calorici a portate che sicuramente saranno state già più che ben insaporite!
7. Se andate a mangiare fuori o a casa di amici cercate di essere a conoscenza del menu’ in modo da potervi gestire con i pasti che precedono o succedono il pranzo (o la cena) e arrivare magari più leggeri ma mai digiuni! Arrivare affamati vi porterà a essere meno in grado di trattenervi con le relative conseguenze!
8. Cercate di concedervi un po di “riposo” tra una pietanza e l’altra. Mangiare velocemente non vi farà mai sentire sazi e finirete per mangiare più del previsto
9. Non aggiungete bevande zuccherine (cola, aranciata, gassosa etc) a pasti già altamente calorici, piuttosto un bicchiere di vino.. ma sempre con moderatezza: l’alcool ha infatti un potere calorico non trascurabile!
10. Mettete da parte la bilancia! Se avete deciso di trascorrere le feste in relax è inutile stare con il terrore di quanto quella giornata ci abbia fatto “ingrassare”. Tenete in mente i consigli precedenti e cercate di non stressarvi perchè è proprio lo stress il primo nemico della vostra linea.

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Sono pochi gli alimenti che accomunano le cucine di tutto il mondo, uno di questi è sicuramente il tonno: un pesce che è presente in una varietà infinita di ricette per il suo sapore inconfondibile ma di cui spesso si sottovalutano le proprietà benefiche.
Per quanto riguarda il contenuto di principi nutritivi il tonno fresco e il tonno in scatola sono pressoché equiparabili, l’unica differenze è che nel tonno in scatola si aggiungono anche le calorie dell’olio (se sott’olio) o il contenuto di sodio (se è al naturale). Il tonno è un’ottima fonte di proteine di elevata qualità e di acidi grassi omega-3 che ben conosciamo per le numerose proprietà benefiche: giocano un ruolo importante nell’abbassare il livello di LDL- colesterolo “cattivo” nel sangue, hanno azione antinfiammatoria e aiutano il sistema nervoso a mantenersi in forma contribuendo a ridurre il rischio di malattie neurodegenerative. Per assicurarsi un regolare apporto di questi acidi grassi essenziali è importante mettere in tavola una porzione di pesce azzurro almeno due o tre volte alla settimana. Il tonno è anche ricco di sali minerali come ferro, fosforo, iodio e selenio. La presenza di quest’ultimo minerale (all’interno del nostro organismo agisce anche come antiossidante) aiuta a contrastare gli effetti negativi del mercurio, un minerale presente in tracce nei pesci di grossa taglia tra cui anche il tonno. Un altro metodo inoltre Per aiutare il nostro sistema immunitario a difenderci dal mercurio potrebbe essere accompagnare gli alimenti che lo contengono con verdure fresche ricche di flavonoidi (potenti antiossidanti) e cereali integrali, le cui fibre ne ostacolano l’assorbimento.
Le due specie di tonno più diffuse sono il rosso e il pinna gialla. Pur essendo due esemplari della stesa famiglia, questi pesci crescono in ambienti molto diversi, il Mediterraneo e l’Oceano rispettivamente.
Il tonno rosso è leggermente più calorico, apporta infatti 145 kcal circa ogni 100 g, mentre il giallo solo 110 kcal. Il contenuto di carboidrati è trascurabile e quello di proteine è pressoché identico (circa 25g su 100g di prodotto). A variare, tra le due specie, è principalmente la quota di grassi: il 5% del peso nel tonno rosso e solo l’1% del peso nel giallo.
La quota di omega 3 è altrettanto influenzata dalla specie: 1.3% del peso nel rosso e 0.2% del peso nel giallo.

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Quante volte al giorno bisogna mangiare? Quali sono gli intervalli di tempi ottimali da rispettare tra l'introduzione di un pasto e l'altro? E Quali sono i tempi piu funzionali per assumere nutrienti in relazione ad una pratica sportiva?Scopriamolo insieme in questa videorubrica:
Il timing della nutrizione.

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Ogni età ha le sue esigenze, e l'adolescenza è un periodo impegnativo dal punto di vista fisico e psicologico. Per questo e per altri innumerevoli benefici è fondamentale cominciare quanto prima la pratica di un attivita fisica. Allenarsi è importante ad ogni età, sin da bambini e fino all’età geriatrica: il corpo ha bisogno del giusto grado di movimento per stare bene e mantenersi sempre in salute. Tra i giovani l'allenamento è importante, ed è importante valorizzarlo, soprattutto se leggiamo i dati più recenti che dicono che più del 50% degli adolescenti in Italia non pratica alcuna forma di sport. Eppure, secondo la società italiana di pediatria, i giovani dovrebbero praticare almeno un'ora al giorno di attività fisico-sportiva, e l’attività sportive consigliate sono quelle che apportano un carico all’apparato muscolo scheletrico e che stimolano le cellule ossee deputate al rimodellamento osseo nella fattispecie gli osteoblasti. Non servono per forza attività agonistica, basterebbe magari una corsa al parco o una è partita di calcio.
Alcune ricerche hanno valutato l’attività sportiva in giovani atleti, di età tra I 10 e 30 anni, ha rivelato che gli sport ad alto impatto (ad esempio, la ginnastica, corsa ad ostacoli, judo, karate, pallavolo e altri sport di salto) o di impatto irregolare (ad esempio, calcio, basket, giochi con racchetta, step-aerobica, e pattinaggio in velocità) sono associati ad una maggiore composizione minerale ossea e densità minerale ossea (BMD), e una geometria ossea migliore nelle regioni anatomiche specifiche di ogni sport. Gli sport a basso impatto ripetitivi (ad esempio la corsa su lunga distanza) sono associati a cambiamenti favorevoli nella geometria delle ossa. Gli sport senza impatto come il nuoto, pallanuoto, e il ciclismo non sono associati a miglioramenti nella composizione minerale ossea e inoltre il nuoto può influenzare negativamente la geometria dell’anca. L’attività sportiva durante la prima fase della pubertà può aumentare la massa ossea. Praticare sport in maniera continuativa e costante sembra mantenere tutti i vantaggi di un maggiore picco di massa ossea, e anche gli atleti che non continuano a praticare sport possono mantenere alcuni benefici derivanti da una maggiore e densità minerale ossea.
La stimolazione varia del fisico attraverso lo sport garantisce quindi la crescita armonica di tutto il corpo e stimola la voglia di fare e la capacità di stare insieme.
Oltre agli aspetti prettamente fisici Non va sottovalutata la componente psicologica dell'attività sportiva.
Fare sport in adolescenza migliora l'autostima e previene disturbi legati ad ansia e depressione, favorendo i rapporti sociali oltre che una migliore mobilità e postura
Ma quale sport sarà migliore? non esiste una risposta univoca.
Ad esempio, vi sarà capitato di sentire che in adolescenza non è indicato allenarsi con i pesi. Allenare la forza in realtà è indicato già a partire dai 9 anni: si inizierà a sviluppare la forza con il gioco, senza specializzazioni particolari e senza pesi. Dai 14 anni si può iniziare a lavorare con i pesi, aumentando via via l'intensità fino ai 18 anni. Le discipline agonistiche intorno ai 15-16 anni sono altrettanto indicate: sono importanti per sviluppare la crescita psichica e fisica e stimolare la competizione e l'autoaffermazione di ciascuno. L'importante è praticarle con costanza e riuscire ad acquisire i concetti per creare gruppo e coesione. Tra gli sport più indicati sicuramente la pallacanestro, la pallavolo, il calcio o la danza. L'importante è cercare di sviluppare tutto l'apparato muscolare, perciò se si pratica ad esempio calcio unire questo allenamento a esercizi per la parte alta del corpo, per evitare squilibri che potrebbero condizionare uno sviluppo fisico e una reattività fisica sproporzionata.

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Gli antiossidanti: Cosa sono, dove si trovano e perché fanno bene.

Si tratta di molecole in parte prodotte dal nostro organismo e in parte acquisite attraverso una dieta sana e bilanciata, oppure introdotti sotto forma di integratori(oggi di grande utilizzo).
Ma cosa sono questi "ossidanti" da contrastare?
Nel corpo introduciamo ma produciamo anche i radicali liberi che agiscono come sostanza tossica ai danni delle cellule. Sono molecole molto “reattive” e il risultato è che i radicali liberi sono responsabili non solo di accelerare i processi di invecchiamento delle cellule, favorendo tra i tanti esiti piu comuni e noti la comparsa precoce di rughe sulla pelle, ma anche danni più gravi. I radicali liberi infatti stimolano alcuni processi implicati tra le cause dell'insorgenza di malattie cardiovascolari, patologie neurodegenerative e tumori. Per contro, dotare l'organismo di una buona scorta di antiossidanti può contribuire a frenare le reazioni negative a catena che i radicali liberi e i processi associati possono avere sulla nostra salute.
È triste dirlo ma la troppa attività fisica concorre nel produrre radicali liberi che accelerano i processi di usura e invecchiamento, ecco perché è importante saper dosare bene la giusta quantità di attività fisica.
Come immagazzinare queste benefiche sostanze?
In parte ci pensa la biologia, infatti il nostro corpo è in grado di auto-fornirsi di antiossidanti con la produzione di alcune molecole presenti nel sangue. Un significativo apporto di antiossidanti può e deve venire dall’esterno, attraverso la dieta che deve essere dunque ricca di alimenti che contengono naturalmente queste sostanze.
Alcuni degli antiossidanti più preziosi per la nostra salute sono probabilmente conosciuti, altri meno. Vediamo quali sono i principali:
1. le vitamine, in particolare la vitamina C, o acido ascorbico; si trova in molti frutti e ortaggi freschi, frutti rossi, agrumi, kiwi, peperoni, broccoli, cavoli, rucola, lattuga;
2. i tocoferoli, noti comunemente sotto il nome di vitamina E; si trovano perlopiù in vari oli (di germe di grano, di girasole, di mandorle, di mais, di oliva), nei semi e nel germe di grano, nella frutta a guscio (mandorle, nocciole)
3. i carotenoidi, il cui caratteristico colore è il giallo-arancio che comprendono l'alfa e il beta-carotene, la criptoxantina, precursori della vitamina A, luteina, zeaxantina e licopene; ne sono ricchi i frutti e gli ortaggi di colore giallo-arancio, come albicocche (anche disidratate), carote, zucca, ma anche pomodori, spinaci, radicchio;
4. alcuni composti polifenolici come i flavonoidi, contenuti in gran parte nella verdura e frutta (da menzionare mele, pere, fragole, mirtilli, arance, peperoni, ravanelli, cipolle), e il resveratrolo, che si trova nella buccia degli acini d’uva, nel vino rosso (in quantità minime e non tali da consigliare il consumo di vino!) e nel cioccolato;
5. sostanze vitamino-simili come il coenzima Q10 (reperibile con maggiore facilità nella soia, nei cereali integrali, nella frutta secca a guscio, nel germe di grano, nel pesce, negli spinaci e in vari oli vegetali).
In funzione della vastità degli antiossidanti disponibili in natura, è fondamentale seguire una dieta variata, bilanciata che non escluda alcun tipo di alimenti (salvo in caso di specifiche intolleranze, allergie o indicazioni terapeutiche) affinché l’organismo possa arricchirsi di tutti i principi necessari al proprio benessere e, dunque, alla tutela e protezione della nostra salute.
La dieta antiossidante. Deve essere un buon mix di tanti alimenti, perché ciascuno apporta uno o più antiossidanti la loro buona integrazione consente anche di evitare carenze nutrizionali. Dunque per una dieta contro i radicali liberi occorre mettere in tavola:molta frutta e verdura, dalle 4 alle 6 porzioni quotidiane, come raccomandato dai nutrizionisti e dalla dieta mediterranea.Pesce, specialmente tonno, sardine, salmone, frutti di mare; e poi carne di vitello e maiale, pollame e frattaglie come fegato e rene. Questi alimenti, a seconda della tipologia, sono fonti di minerali - selenio, cromo, zinco - del coenzima Q10 e di vitamina E. Cereali, soprattutto integrali, e affini come grano e germe di grano che offrono buone quantità di manganese, molibdeno e vitamina E.
Uno stile di vita antiossidante. L'azione efficace degli antiossidanti alimentari può esser potenziata anche da comportanti e stili di vita ad hoc. Che non espongano cioè a fattori che possano amplificare l’azione dei radicali liberi. È essenziale innanzitutto mettersi al riparo da possibili cause ambientali, tra queste l’eccessiva esposizione ai raggi solari e al persistente inquinamento atmosferico, ma soprattutto adottare come sana abitudine comportamenti anti-radicali liberi. Eliminando cioè il fumo di sigaretta, eliminando o limitando il più possibile il consumo di alcol, e seguendo un'alimentazione equilibrata in qualità, quantità e varietà dei cibi, favorendo quelli più amici della nostra salute.

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Una bevanda rinfrescante ricca di vitamine, minerali e amminoacidi. Scopriamo cos'è il KEFIR, le sue proprietà e come preparalo in casa.

La parola kefir deriva dal turco “keif” che significa “sentirsi bene”. Il Kefir è una bevanda fermentata che si ottiene dal latte di capra, pecora o mucca, e contiene ceppi di lieviti e batteri benefici che gli conferiscono proprietà antibiotiche e probiotiche.
Il kefir è anche ricco in vitamine, minerali e aminoacidi. Contiene tiamina, vitamina B12, calcio, magnesio, fosforo, folati e vitamina K2. E’ inoltre un’ottima risorsa di biotina, un tipo di vitamina B che aiuta ad assimilare altra vitamina B.
Questa bevanda è considerata un alimento miracoloso per il nostro organismo, perche garantisce il corretto funzionamento dell’intestino, aiuta a prevenire allergie e ad assorbire le vitamine indispensabili, contiene il triptofano che ha effetti terapeutici sul sistema nervoso e, grazie alle vitamine del gruppo B e a K, funge da antiossidante. Se preparato con latte delattosato, inoltre, può essere ingerito anche da coloro che sono intolleranti al lattosio.
E’ dunque particolarmente indicato per chi ha bisogno di energia o per chi si sta riprendendo da un trattamento di antibiotici, agli anziani, e soprattutto alle donne in gravidanza, grazie al suo contenuto di acido folico fondamentale per il corretto sviluppo del feto.
Benefici riscontrati dal utilizzo di kefir
1) Problemi digestivi: i cibi probiotici come il kefir, contengono microrganismi vivi che si depositano nell'intestino e aiutano a mantenere l'equilibrio dei batteri intestinali. La fonte più nota di probiotici è lo yogurt. Tuttavia, il kefir contiene ancora più probiotici dello yogurt: circa 30 diversi microrganismi.
2) Osteoporosi e salute delle ossa: l'osteoporosi, una malattia diffusa nei paesi occidentali, è caratterizzata dal deterioramento del tessuto osseo ed è molto comune nelle donne anziane. Il Kefir prodotto con latte ricco di grassi è un'ottima fonte di calcio e vitamina K2, entrambi i nutrienti essenziali per mantenere la salute ottimale delle ossa e ritardare lo sviluppo dell'osteoporosi.
3) Infezioni batteriche: grazie al suo contenuto elevato e ampio di probiotici, il kefir può proteggerti contro alcune infezioni causate da batteri. Inoltre, un probiotico unico del kefir, il Lactobacillus kefiri la, è in grado di prevenire la crescita di batteri nocivi come H. pylori, Salmonella ed E. coli
4) Asma e allergia: le reazioni allergiche sono causate dalle risposte infiammatorie prodotte contro sostanze ambientali innocue. Secondo diversi studi sugli animali, il kefir potrebbe eliminare queste risposte antinfiammatorie e, quindi, migliorare i sintomi di allergia e asma.

Kefir: come si prepara
Preparare il kefir è abbastanza semplice e si può tranquillamente fare a casa. Di seguito la ricetta per ottenere dell’ottimo kefir di latte.
Ingredienti:
• 50g di granuli di Kefir di latte (due cucchiai circa);
• ½ lt di latte a piacere (magari nella versione delattosata) a temperatura ambiente.
Mettete i granuli di Kefir in un contenitore di vetro con coperchio, versate il latte, chiudete il recipiente e riponetelo in un luogo a temperatura ambiente (in estate meglio mettere il contenitore in frigorifero). Aspettate 48 ore finché il latte non si è cagliato - durante le 48 ore mescolate ogni tanto. Il Kefir non deve cagliare eccessivamente ma rimanere abbastanza liquido per evitare che diventi troppo acido. Filtrate il Kefir in maniera da separare i granuli dal latte fermentato; sarà pronto quando avrà una consistenza densa e i granuli saranno aumentati di volume. Il kefir si mantiene poi in frigo per circa 1 settimana.

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Fanno male le proteine in polvere? Una domanda che mi è stata posta tantissime volte. Oggi parlerò di questo integratore-alimento cercando di fare chiarezza sull’ utilizzo opportuno dello stesso e su quanto possano gravare realmente al nostro organismo.

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