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L’INTESTINO PIGRO non è altro che una condizione di rallentato transito intestinale provocata da una diminuzione della peristalsi intestinale, ovvero le contrazioni dei muscoli enterici che rivestono un ruolo chiave nell’ assimilazione dei nutrienti contenuti nel cibo fino alla fase finale di eliminazione attraverso le feci.

I SINTOMI CARATTERISTICI DELL’INTESTINO PIGRO COMPRENDONO:

➡️gonfiore e dolore addominale;

➡️crampi addominali;

➡️meteorismo;

➡️sensazione di incompleto svuotamento;

➡️sensazione di nausea e di pienezza;

➡️alitosi al mattino;

➡️ridotta frequenza di evacuazione (inferiore alle 2-3 volte la settimana);

➡️evacuazione dolorosa accompagnata da uno sforzo eccessivo;

Chi soffre di intestino pigro è più suscettibile all’ insorgenza di cistiti per via di alcuni enterobatteri che potrebbero migrare dall’ intestino fino alla vescica, provocandone l’infezione.

QUALI SONO LE CAUSE DELL’INTESTINO PIGRO?

Anche se e un disturbo che affligge in maggior parte le donne,
in linea più generale, siamo tutti potenzialmente a rischio di intestino pigro se:

➡️viviamo periodi di intenso stress psico-fisico;

➡️prediligiamo uno stile di vita sregolato, incluse abitudini alimentari scorrette e una vita sedentaria;

➡️abusiamo di farmaci quali antipertensivi, antidepressivi e antiacidi.

➡️è presente un’alterazione della flora batterica intestinale o la sindrome del colon irritabile.

COSA MANGIARE E COSA EVITARE

✅È sicuramente raccomandato prediligere cibi ricchi di fibre, verdure, legumi, cereali e la frutta in grado di aiutare la motilità intestinale, come ad esempio la mela cotta, le pere, le prugne, i kiwi e i fichi. Particolarmente indicato anche lo yogurt, che favorisce l’equilibrio della flora batterica intestinale. È inoltre fondamentale idratarsi adeguatamente; bere almeno 1 litro e mezzo d’acqua al giorno aumenta il volume della massa fecale e stimola la peristalsi.

❌Limitare invece i cibi molto raffinati e grassi, le spezie, il cioccolato e gli alimenti astringenti tra cui il limone, il riso e le banane.

RIMEDI CONTRO L'INTESTINO PIGRO

Parallelamente all’ adozione di uno stile di vita sano, l’utilizzo di alcuni rimedi naturali e integratori in grado di ripristinare i ritmi fisiologici del proprio transito intestinale, può essere di grande aiuto.

In casi limite, previo consulto medico, si può ricorrere all’ utilizzo di farmaci contro la stitichezza. Ovviamente l utilizzo di questi è raccomandabile solo sotto la guida di un medico.

Un metodo che spesso consigliamo in studio, è la pulizia del colon, efficace nel ripristino dell’equilibrio intestinale, da eseguire ogni sei mesi.

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L' AVENA appartiene alla famiglia delle Graminacee ed è uno dei cereali più completi. Ricca di fibre, fonte di carboidrati complessi, allo stesso tempo possiede un elevato contenuto proteico (10-16%) e un basso contenuto di zuccheri, ed è quindi un alimento adatto anche alle persone diabetiche. È il cereale con maggiore concentrazione di vitamine e sali minerali.

I BENEFICI dell’avena per la salute sono numerosi:

➡️Favorisce la digestione e regola l'intestino: l'alto contenuto di fibre rende l'avena un alimento altamente digeribile utile anche a chi soffre di gastrite e reflusso gastroesofageo. Inoltre le fibre conferiscono all'avena proprietà diuretiche e lassative favorendo il transito intestinale in caso di stipsi e intestino pigro: basta mangiare una porzione di avena al giorno per ritrovare la regolarità. È un alimento consigliato anche a chi soffre di colite.

➡️Combatte il colesterolo: l'avena svolge un'azione positiva sui livelli di colesterolo abbassando quello cattivo (LDL). Ciò grazie al betaglucano una fibra solubile che, depositandosi nell'intestino, cattura e assorbe il colesterolo cattivo. La diminuzione dei livelli di colesterolo corrisponde anche ad una diminuzione del rischio di soffrire di malattie cardiache e ictus.

➡️Aiuta a dimagrire: l'avena è un alimento indicato per chi vuole dimagrire perché le fibre aumentano il senso di sazietà.

➡️Previene il cancro e depura l'organismo: l'avena contiene avenantramidi, composti dal potere antinfiammatorio in grado di proteggerci dai tumori, soprattutto di mammella e colon, bloccando lo sviluppo di cellule tumorali prevenendone anche la formazione.

➡️L'avena svolge anche un'azione depurativa: gli amminoacidi stimolano la produzione di lecitina nel fegato, liberando l'organismo dalle tossine.

➡️Combatte stress e depressione: le vitamine del gruppo B, oltre all'avenina e a minerali come fosforo e calcio rendono l'avena un ottimo alleato per gli stati di depressione, stress, debolezza ma anche esaurimento fisico e mentale perché tonificano e riequilibrano il sistema nervoso. Inoltre previene malattie del sistema nervoso come l'Alzheimer e il morbo di Parkinson.

➡️Previene l'ipotiroidismo: l'avena aiuterebbe a prevenire l’ipotiroidismo poiché contiene iodio, un minerale che aiuta il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea.

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Per INDICE GLICEMICO (IG) si intende la velocità con cui aumenta il glucosio nel sangue (glicemia) a seguito dell'assunzione di 50 g di glucosio in soluzione o di pane bianco.

Tale indice viene espresso sotto forma di percentuale, mettendolo in rapporto alla velocità d'aumento della glicemia del parametro di valutazione (al quale corrisponde 100) e utilizzando gli stessi quantitativi. Logicamente potremmo capire che un indice glicemico pari a 50 starà ad indicare che l'alimento innalza la glicemia con una velocità che è la metà di quella del glucosio.

⭕️La scala di valori dell’indice glicemico viene spesso suddivisa nel seguente modo:

➡️indice glicemico basso: da 0 a 55;

➡️indice glicemico intermedio: da 56 a 69;

➡️indice glicemico elevato: da 70 in su.

Gli alimenti a basso indice glicemico alterano poco e lentamente la glicemia, consentendo una metabolizzazione ed un’assimilazione corretta degli zuccheri e dei carboidrati. I cibi ad alto indice glicemico, invece, alterando la glicemia inducono il pancreas a produrre una quantità eccessiva di insulina, generando uno squilibrio per il fisico e favorendo l’insorgenza di patologie.

⭕️Perché è importante l’IG per una persona diabetica?

L’Indice Glicemico è un valore importante per chi soffre di diabete, considerato che deve evitare rapidi innalzamenti della glicemia. Seguire una dieta a base di alimenti con IG basso, può permettere un migliore controllo della propria glicemia. Secondo alcuni Esperti, inoltre, gli alimenti a IG più basso aiutano a dimagrire perché provocano sazietà senza bisogno di molte calorie.

⭕️Da che cosa dipende l’indice glicemico di un alimento?

Fattori che possono influenzare l’indice glicemico di un alimento: la composizione dell’alimento, il luogo di coltivazione e raccolta, il contenuto in amidi, proteine, fibre e grassi, la combinazione con altri alimenti, il tipo di cottura, il grado di maturazione (per es. per la frutta) sono tutti fattori che possono influenzare anche notevolmente gli effetti sulla glicemia; inoltre l’IG può presentare forti variazioni da una persona all’altra.

I valori dell’Indice Glicemico pur essendo un parametro utile soprattutto per la qualità della propria dieta, vanno considerati, tuttavia, come valori puramente indicativi perché si riferiscono sempre e solo all’alimento puro e non alla quantità effettivamente consumata (carico glicemico).

La quantità consumata fa la differenza: è importante tenere sempre d’occhio anche la quantità che si assume di ciascun alimento.

In conclusione quando si scelgono gli alimenti per la propria dieta sarebbe opportuno prendere in considerazione quelli con un IG basso o intermedio in modo tale da non creare picchi glicemici che oltre a creare scompensi sulla glicemia (con le relative problematiche e patologie a cui si può andare in contro in primis il diabete), risulta essere poco produttivo quando si intraprende un percorso alimentare atto al dimagrimento in quanto, questi oltre a stimolare il rilascio dell insulina e quindi il senso di fame possono favorire l’accumulo e il mancato utilizzo di riserve energetiche e quindi la relativa trasformazione di queste ultime in scorte adipose.

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La sindrome dell'ovaio policistico (sigla PCOS, derivante dall'inglese Poly-Cystic Ovary Syndrome), anche denominata policistosi ovarica, è un complesso di sintomi derivante da uno squilibrio ormonale nelle donne in età riproduttiva. La presenza di ovaio policistico è tra le più comuni cause di infertilità femminile e di resistenza nel perdere peso anche in fase di restrizione calorica.

I sintomi o i segnali della sindrome dell'ovaio policistico spesso iniziano subito dopo il primo flusso mestruale (menarca). In alcuni casi, la PCOS si sviluppa successivamente durante gli anni riproduttivi, per esempio, in risposta ad un sostanziale aumento di peso.

La PCOS può manifestarsi con diversi segnali. Tutti possono peggiorare con l'obesità, tuttavia ogni donna può reagire in modo diverso. I criteri diagnostici a cui le principali Società Scientifiche si rivolgono, prevedono la coesistenza di almeno due dei seguenti elementi:

➡Mestruazioni irregolari. Questa è la caratteristica più comune. Gli esempi includono intervalli mestruali più lunghi di 35 giorni; meno di otto cicli mestruali all'anno; mancata mestruazioni per quattro mesi o più; e cicli che possono essere scarsi o prolungati.

➡Eccesso di androgeni. Livelli elevati di ormoni maschili (androgeni) possono causare segni fisici, come i capelli in eccesso sul viso e sul corpo (irsutismo), acne adulta o grave acne adolescenziale, e calvizie maschile (alopecia androgenetica).

➡Ovaie policistiche. Si ingrossano e contengono numerose piccole sacche piene di liquido che circondano le uova.

È stato osservato che nelle pazienti affette, si riscontrano spesso elevati livelli di insulina nel sangue con una ridotta risposta dei tessuti a questo ormone (insulinoresistenza), condizione che contribuisce a determinare l’insorgenza dell’obesità.

⭕Come intervenire in campo alimentare?

Il trattamento più efficace contro l’insulino-resistenza è rappresentato da uno stile di vita sano, basato su una regolare attività fisica ed una alimentazione studiata su misura che favorisca il controllo (o la perdita) del peso.

Fondamentale quindi, impostare una dieta mirata e con gli alimenti giusti.
Dal punto di vista prettamente alimentare è importante seguire una dieta con indice glicemico controllato, (L’indice glicemico indica la velocità con la quale la glicemia si innalza a seguito dell’assunzione di un alimento), e impostare un piano alimentare frazionato in più pasti, tale da dare una ritmicità ormonale migliore.

La colazione deve essere abbondante soprattutto in proteine, perché è stato dimostrato che esse, migliorano la sintomatologia, consiglio di iniziare la giornata con varie alternative a tavola.

In alcuni casi, può esser utile associare, su indicazione dello specialista, alcuni integratori che agiscano nel ridurre/rallentare l’assorbimento intestinale degli zuccheri e/o favoriscano la sensibilità all’insulina (ad esempio l’acido alfa lipoico). In alcune condizioni potrebbe essere necessario anche ricorrere a terapie farmacologiche specifiche nel trattamento dell’insulino-resistenza, ma solo sotto controllo medico.

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Il vino rosso, prodotto attraverso la fermentazione del mosto d'uva, è una bevanda che oltre alle preziose caratteristiche organolettiche porta al nostro organismo tantissime importanti proprietà e benefici che rendono questo alimento, se utilizzato in moderazione, un vero e proprio toccasana.

Vediamole insieme:

➡️Un alleato per perdere peso. Questa bevanda, infatti, possiede una proprietà molto speciale: attiva un gene che impedisce la formazione di nuove cellule grasse e, inoltre, stimola quelle già esistenti per depurarle ed eliminarle poco a poco.

➡️Potenzia il nostro cervello. Il vino rosso è ottimo per migliorare i nostri processi cognitivi. Come è possibile? Esistono molti studi che dimostrano che bere del vino in maniera moderata, ma costante, previene la demenza e le malattie degenerative del cervello.

➡️Cura le infezioni delle gengive. L’uva, infatti, presenta alcuni composti che, una volta fermentati nel vino, hanno la capacità di prevenire la comparsa di streptococchi e batteri che causano le carie, oltre all’essere molto efficaci contro la gengivite e persino il mal di gola.

➡️Ottimo per ridurre il colesterolo. Il vino rosso aiuta ad abbassare il colesterolo, grazie alla presenza resveratrolo, una molecola antiossidante che protegge i vasi sanguigni, abbassa i livelli di colesterolo LDL (quello detto “cattivo”) nel sangue e previene l’aggregazione delle piastrine, tutti fattori che possono provocare infarti e ictus. Oltre al resveratrolo, il vino rosso contiene anche saponine, che si legano al colesterolo e ne riducono l’assorbimento.

➡️Eccellente per la salute del nostro apparato cardiovascolare. Oltre ai polifenoli citati prima, il vino rosso è ricco di vitamina E, la quale aiuta a ripulire il sangue, prevenire i coaguli e proteggere i tessuti dei vasi sanguigni.

➡️Riduce il rischio di cancro. Il vino rosso è un ottimo antiossidante. Un rimedio naturale capace di bloccare, per esempio, la crescita delle cellule che causano il cancro al seno o ai polmoni. Una delle sue proprietà migliori è proprio l’azione del resveratrolo che impedisce che l’estrogeno si sviluppi in problemi di cancro nelle donne.

➡️Combatte le infezioni urinarie. Grazie alle sue proprietà antiossidanti e astringenti, il vino rosso previene l’adesione dei batteri alla vescica e, inoltre, migliora il filtraggio e la depurazione di quest’organo.

Qual è il consumo consigliato per avere questi effetti?
Essendo una bevanda alcolica il vino va comunque consumato con moderazione per sfruttare al meglio i suoi effetti benefici.
Il consumo giornaliero di VINO ROSSO consigliato dall’INRAN (Istituto Nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) in una giornata è di:

UOMINI: 1 BICCHIERE e MEZZO.
DONNE: 1 BICCHIERE.

La quantità indicata, da consumarsi durante i pasti, è da intendersi come quantità massima in grado di favorire gli effetti positivi derivanti dalla bevanda.

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Un’alterata valutazione del proprio corpo e delle sue dimensioni porta ad un senso di inadeguatezza ed insoddisfazione di sé, che può avere una forte influenza sull’ autostima.

Nei disturbi alimentari infatti l’autostima non si fonda sulle qualità intellettive o morali, ma sul peso e sulla forma del proprio corpo.

La negazione della propria magrezza, anche quando quest’ultima in realtà è evidente, può condurre il soggetto ad un vero e proprio disturbo dell’immagine corporea.

I livelli di autostima sono fortemente influenzati dal modo in cui viene percepita la forma fisica ed il peso corporeo. La perdita di peso viene considerata come una grande conquista, mentre l’incremento di peso viene valutato come un’inaccettabile perdita delle capacità di auto-controllo.

Sebbene alcuni possano rendersi conto della propria magrezza, tipicamente i soggetti con questo disturbo negano le gravi conseguenze che potrebbe produrre sulla loro salute fisica.

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L’anoressia è considerata dalla moderna medicina tra i disturbi del comportamento alimentare (DCA) più gravi e sono potenzialmente a rischio il 10% degli adolescenti.

Ad esserne interessate sono soprattutto ragazze e giovani donne, ma negli ultimi anni, la diffusione della malattia è in aumento anche tra i ragazzi.

L’anoressia presenta un aspetto nutrizionale e uno comportamentale. L’aspetto nutrizionale è legato al deficit alimentare che può avere effetti molto gravi sull’integrità fisica, mentre quello comportamentale è legato a fattori psicologici scatenanti, come conflitti familiari, una scarsa autostima e il desiderio di emulare modelli estetici spinti agli estremi.

Per porre la diagnosi di anoressia devono essere presenti le seguenti caratteristiche:

➡️Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura.

➡️Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso.

➡️Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo oppure eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima oppure rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.

➡️Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi.

Sebbene alcuni soggetti anoressici possano rendersi conto della propria magrezza, tipicamente negano le gravi conseguenze sul piano della salute fisica del loro stato. Molti segni e sintomi dell’anoressia sono connessi all’estrema malnutrizione.

Oltre all’assenza di mestruazioni (nelle femmine), possono lamentare:

➡️stipsi;

➡️dolori addominali;

➡️intolleranza al freddo;

➡️letargia o eccesso di energia;

➡️marcata ipotensione;

➡️ipotermia;

➡️secchezza della cute;

➡️lanugo (una fine e soffice peluria) sul tronco;

➡️bradicardia;

Uno stato di malnutrizione causa anche delle modificazioni emotive e sociali come:

➡️Depressione;

➡️Ansia;

➡️Irritabilità e rabbia;

➡️Sbalzi del tono dell’umore;

➡️Isolamento sociale.

Nonostante la complessità della malattia, se affrontata da medici esperti e con la collaborazione del malato e dei suoi cari, la guarigione può essere totale fino al ritorno a una qualità di vita normale.

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CARCIOFI: super per il fegato ed efficaci contro il colesterolo.

I carciofi hanno poche calorie, circa 22 per 100 grammi di parte edibile, e molte fibre, che contribuiscono all’azione anti-colesterolo e ipoglicemizzante di questi ortaggi. Grazie all’abbondanza di fibre, il carciofo ha un indice glicemico molto basso, che lo rende un alimento adatto ai diabetici.

Il caratteristico sapore amaro del carciofo è dovuto ad una sostanza chiamata cinarina, che ha un’effetto inibente nei confronti del cosiddetto colesterolo “cattivo” l’LDL .

➡️I carciofi sono ricchi di potassio e sali di ferro, mentre hanno una scarso contenuto a livello di vitamine. Troviamo poi alcuni zuccheri consentiti ai diabetici, come mannite e inulina, e altri minerali come rame, zinco, sodio, fosforo e manganese.

➡️Il carciofo contiene inoltre mucillagini e piccole quantità di composti flavonoidi con proprietà antiossidanti: beta-carotene, luteina e zeaxanthina.

➡️Oltre alle preziose proprietà antiossidanti, il carciofo ha un importante valore depurativo, diuretico e detossicante.
Sempre grazie alla cinarina, ma anche al ricco contenuto di acqua che stimola la diuresi, nonché alla presenza di fibre che riducono l’accumulo di grassi a livello intestinale ed esplica azione lassativa. Questa è la ragione per cui il carciofo è considerato un ottimo alimento digestivo, e viene spesso inserito nelle diete dimagranti.

➡️Contiene polifenoli, che hanno un ruolo importante nel contrastare l’azione ossidativa dei radicali liberi, rallentando l’invecchiamento.

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Soffrire di un disturbo dell’alimentazione sconvolge la vita di una persona e ne limita le sue capacità relazionali, lavorative e sociali. Per la persona che soffre di una disturbo dell’alimentazione tutto ruota attorno al cibo e alla paura di ingrassare.

Spesso i pensieri sul cibo assillano la persona anche quando non è a tavola, ad esempio a scuola o sul lavoro; terminare un compito può diventare molto difficile perché nella testa sembra che ci sia posto solo per i pensieri su cosa si “deve” mangiare, sulla paura di ingrassare o di avere una crisi bulimica.

Una caratteristica quasi sempre presente in chi soffre di un disturbo alimentare è l’alterazione dell’ immagine corporea che può arrivare ad essere un vero e proprio disturbo. La percezione che la persona ha del proprio aspetto ovvero il modo in cui nella sua mente si è formata l’idea del suo corpo e delle sue forme, sembrano influenzare la sua vita più della sua immagine reale.

Il peso, tuttavia, non è un marcatore clinico imprescindibile di disturbi del comportamento alimentare, perché anche persone di peso corporeo normale possono essere affette dalla patologia.

La patologia non riguarda più solo gli adolescenti, ma va a colpire anche bambini in età prepubere, con conseguenze molto più gravi sul corpo e sulla mente. Un esordio precoce può infatti comportare un rischio maggiore di danni permanenti secondari alla malnutrizione, soprattutto a carico dei tessuti che non hanno ancora raggiunto una piena maturazione, come le ossa e il sistema nervoso centrale.

Spesso questi disturbi possono sfociare nella BULIMIA (come da precedente articolo) o nell'ANORESSIA.
Quando si soffre di disturbi alimentari chiedere aiuto, pur essendo difficile, è il favore più grande che la persona possa fare a se stessa e a chi le vuole bene.

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La bulimia, nota anche come bulimia nervosa, è un disturbo del comportamento alimentare, che nella persona affetta, è responsabile di grandi abbuffate di cibo, seguite da sensi di colpa e comportamenti anomali finalizzati alla "neutralizzazione" dell'apporto calorico di quanto ingerito.

Per chi soffre di bulimia nervosa le principali condotte di compenso sono il vomito-autoindotto, l’abuso di lassativi e diuretici e l’iperattività, tutti comportamenti sintomatici scatenati dall’abbuffata. In alcuni casi comunque, soprattutto in pazienti molto gravi, episodi di vomito auto-indotto sono pianificati e ricercati.

Come la maggior parte dei disturbi del comportamento alimentare, la bulimia è un problema che riguarda soprattutto le donne.

Tuttavia, è bene precisare che, negli ultimi decenni, i soggetti maschi con bulimia nervosa sono sempre più in aumento, probabilmente a causa della maggiore attenzione rivolta dalla popolazione maschile all'aspetto estetico e al controllo del peso corporeo.

Rispetto all’anoressia che è caratterizzata da un peso al di sotto della norma, nella bulimia nervosa possiamo trovare pazienti in sottopeso, normopeso o anche in sovrappeso. Questa caratteristica varia a seconda della frequenza delle condotte compensatorie adottate dal paziente oltre che da caratteristiche individuali e specifiche.

Essa comporta dunque scompensi di natura psicologica e di natura fisica.

➡️Sotto il profilo psicologico, il bulimico dimostra:

-Un atteggiamento ossessivo nei confronti del cibo e del mangiare.

-Una visione non realistica del proprio peso corporeo e del proprio aspetto fisico in generale.

-Momenti di depressione e ansia.

-Tendenza a isolarsi e uno scarso interesse verso le relazioni interpersonali.

➡️I comportamenti indotti dalla bulimia hanno ripercussioni a livello fisico, infatti, hanno la tendenza a presentare:

-Problemi dentali. È una conseguenza del vomito autoindotto: il cibo che risale dallo stomaco, infatti, è acido e ciò comporta un danno a carico dello smalto dentale.

-Alito cattivo, infiammazioni ricorrenti della gola e rigonfiamento delle ghiandole salivari. Sono altre conseguenze del vomito autoindotto.

-Anomalie del ciclo mestruale, nelle donne. Nei casi più gravi, culminano nell'assenza di mestruazioni.

-Problemi sessuali, come infertilità (nelle donne) e disfunzione erettile (nell'uomo).

-Assottigliamento, rottura e/o caduta dei capelli.

-Alterazioni della pelle. La pelle diventa secca o assume una colorazione giallastra.

-Squilibri elettrolitici, che interessano in particolar modo le concentrazioni di sodio, potassio e cloro. Dagli squilibri elettrolitici possono derivare: un senso di stanchezza ricorrente, uno stato di debolezza generalizzata, anomalie del ritmo cardiaco.

-Problemi intestinali.

-Problemi cardiaci, come per esempio il prolasso della valvola mitrale, le aritmie cardiache e l'insufficienza cardiaca (o scompenso cardiaco).

-Stato di malnutrizione, frutto per esempio di periodi di errata alimentazione.

In generale, tutti i pazienti dovrebbero adottare la Dieta Mediterranea, cioè a base di alimenti salutari, cucinati in modo sano perché contribuiscono al benessere dell’organismo.

Lo specialista esamina la dieta del soggetto, il suo peso e altri dettagli fisici, dal tono muscolare alla condizione di pelle e capelli.

Importanti criteri diagnostici sono anche gli aspetti psicologici del paziente, come la sua costante preoccupazione per il peso.

Il regime alimentare deve essere personalizzato e studiato su misura.

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Il CAVOLFIORE è un ortaggio tipico dell'inverno che, grazie al perfetto equilibrio dei suoi componenti, esercita una benefica azione sulla salute se consumato 2-3 volte a settimana.

Grazie al suo basso contenuto di calorie (25 kcal/100 g) e al suo elevato potere saziante il cavolfiore è indicato anche nelle diete dimagranti. Impariamo a conoscerlo meglio...

È un ortaggio ricco di sali minerali: in particolare contiene 350 mg di potassio, 44 mg di ferro, 30 mg di sodio e 15 mg di magnesio. Non mancano importanti vitamine, come la vitamina A (50 mg), la vitamina C (59 mg), alcune vitamine del gruppo B e la vitamina K.

Sono, inoltre, alimenti antiossidanti e antinfiammatori. Sono indicati in caso di diabete in quanto contribuiscono, con la loro azione, al controllo della glicemia.

Valori nutrizionali per 100 grammi:

➡️Acqua 84,20g;

➡️Carboidrati 4,40g;

➡️Zuccheri 3,90g;

➡️Proteine 5,30g;

➡️Grassi 0,30g;

➡️Colesterolo 0g;

➡️Fibra totale 2,40g.

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Cosa meglio di un PRIMA e DOPO per chiudere questo 2019?

L'ottimo risultato di Benito ottenuto in SOLE 5 SETTIMANE grazie al programma personalizzato.
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Ogni anno il medesimo dilemma:
-Dottore cosa posso mangiare durante le festività natalizie?

Ogni anno vi ripetiamo:
-Godetevi le feste.

Non si ingrassa da Natale a Capodanno, ma da Capodanno a Natale!

Tanti auguri di Buon Natale e felice anno 2020 da parte del dott. Solimeno e di tutto il suo staff.

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Perché l’acqua è così importante per il nostro organismo?

L’acqua è la componente principale del nostro corpo ed è interessata in tutti i processi dell’organismo, soprattutto per l’eliminazione delle tossine dagli organi vitali e per il trasporto dei nutrienti verso le cellule.

Tralasciando la questione se sia meglio bere acqua del rubinetto o acqua in bottiglia, nella scelta dell’acqua che beviamo quotidianamente, dovremmo tenere in considerazione alcuni parametri, che possono fare la differenza per la nostra salute:

➡️Valore pH: indica la concentrazione di ioni di idrogeno e la quantità di protoni. La scelta del pH è di fondamentale importanza perché, invecchiando, l’organismo tende a ossidarsi e quindi a diventare più alcalino.

➡️Ubicazione della sorgente: un’acqua proveniente da una sorgente di alta quota ha più probabilità di essere pura e incontaminata rispetto a una sorgente a bassa quota;

➡️Presenza dei nitrati: è bene che siano assenti o in numero molto basso (sotto 5 mg/l). Una volta ingeriti, i nitrati formano le nitrosamine, che sono considerate potenzialmente cancerogene.

➡️Residuo fisso: questo dato, espresso in milligrammi, indica la quantità di Sali minerali inorganici contenuta in 1 l di acqua. Indica cioè il residuo secco che rimane dopo l’evaporazione di 1 l d’acqua a 180 °C. Si tratta di un valore compreso fra 500 e 1500 mg/l.

Per scegliere l’acqua giusta per noi una delle principali caratteristiche che dobbiamo considerare è il suo residuo fisso.

L’ acqua in base al residuo fisso puó essere classificata in:

▪️minimamente mineralizzata con residuo fisso non superiore a 50 mg;
▪️oligominerale o leggermente mineralizzata con residuo fisso inferiore a 500 mg/ L;
▪️mediominerale con residuo fisso compreso tra 500 e 1000 mg/ L;
▪️ricca di sali minerali con residuo fisso superiore a 1.000 mg/L, questa è un’acqua terapeutica, che si acquista in farmacia in genere dietro prescrizione medica.

⭕️Dunque, come scegliere quella più adatta a noi?

Tutto dipende dalla nostra età, dalla presenza di patologie e dalla fase di vita in cui ci troviamo.

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