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Quante volte al giorno bisogna mangiare? Quali sono gli intervalli di tempi ottimali da rispettare tra l'introduzione di un pasto e l'altro? E Quali sono i tempi piu funzionali per assumere nutrienti in relazione ad una pratica sportiva?Scopriamolo insieme in questa videorubrica:
Il timing della nutrizione.

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Ogni età ha le sue esigenze, e l'adolescenza è un periodo impegnativo dal punto di vista fisico e psicologico. Per questo e per altri innumerevoli benefici è fondamentale cominciare quanto prima la pratica di un attivita fisica. Allenarsi è importante ad ogni età, sin da bambini e fino all’età geriatrica: il corpo ha bisogno del giusto grado di movimento per stare bene e mantenersi sempre in salute. Tra i giovani l'allenamento è importante, ed è importante valorizzarlo, soprattutto se leggiamo i dati più recenti che dicono che più del 50% degli adolescenti in Italia non pratica alcuna forma di sport. Eppure, secondo la società italiana di pediatria, i giovani dovrebbero praticare almeno un'ora al giorno di attività fisico-sportiva, e l’attività sportive consigliate sono quelle che apportano un carico all’apparato muscolo scheletrico e che stimolano le cellule ossee deputate al rimodellamento osseo nella fattispecie gli osteoblasti. Non servono per forza attività agonistica, basterebbe magari una corsa al parco o una è partita di calcio.
Alcune ricerche hanno valutato l’attività sportiva in giovani atleti, di età tra I 10 e 30 anni, ha rivelato che gli sport ad alto impatto (ad esempio, la ginnastica, corsa ad ostacoli, judo, karate, pallavolo e altri sport di salto) o di impatto irregolare (ad esempio, calcio, basket, giochi con racchetta, step-aerobica, e pattinaggio in velocità) sono associati ad una maggiore composizione minerale ossea e densità minerale ossea (BMD), e una geometria ossea migliore nelle regioni anatomiche specifiche di ogni sport. Gli sport a basso impatto ripetitivi (ad esempio la corsa su lunga distanza) sono associati a cambiamenti favorevoli nella geometria delle ossa. Gli sport senza impatto come il nuoto, pallanuoto, e il ciclismo non sono associati a miglioramenti nella composizione minerale ossea e inoltre il nuoto può influenzare negativamente la geometria dell’anca. L’attività sportiva durante la prima fase della pubertà può aumentare la massa ossea. Praticare sport in maniera continuativa e costante sembra mantenere tutti i vantaggi di un maggiore picco di massa ossea, e anche gli atleti che non continuano a praticare sport possono mantenere alcuni benefici derivanti da una maggiore e densità minerale ossea.
La stimolazione varia del fisico attraverso lo sport garantisce quindi la crescita armonica di tutto il corpo e stimola la voglia di fare e la capacità di stare insieme.
Oltre agli aspetti prettamente fisici Non va sottovalutata la componente psicologica dell'attività sportiva.
Fare sport in adolescenza migliora l'autostima e previene disturbi legati ad ansia e depressione, favorendo i rapporti sociali oltre che una migliore mobilità e postura
Ma quale sport sarà migliore? non esiste una risposta univoca.
Ad esempio, vi sarà capitato di sentire che in adolescenza non è indicato allenarsi con i pesi. Allenare la forza in realtà è indicato già a partire dai 9 anni: si inizierà a sviluppare la forza con il gioco, senza specializzazioni particolari e senza pesi. Dai 14 anni si può iniziare a lavorare con i pesi, aumentando via via l'intensità fino ai 18 anni. Le discipline agonistiche intorno ai 15-16 anni sono altrettanto indicate: sono importanti per sviluppare la crescita psichica e fisica e stimolare la competizione e l'autoaffermazione di ciascuno. L'importante è praticarle con costanza e riuscire ad acquisire i concetti per creare gruppo e coesione. Tra gli sport più indicati sicuramente la pallacanestro, la pallavolo, il calcio o la danza. L'importante è cercare di sviluppare tutto l'apparato muscolare, perciò se si pratica ad esempio calcio unire questo allenamento a esercizi per la parte alta del corpo, per evitare squilibri che potrebbero condizionare uno sviluppo fisico e una reattività fisica sproporzionata.

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Gli antiossidanti: Cosa sono, dove si trovano e perché fanno bene.

Si tratta di molecole in parte prodotte dal nostro organismo e in parte acquisite attraverso una dieta sana e bilanciata, oppure introdotti sotto forma di integratori(oggi di grande utilizzo).
Ma cosa sono questi "ossidanti" da contrastare?
Nel corpo introduciamo ma produciamo anche i radicali liberi che agiscono come sostanza tossica ai danni delle cellule. Sono molecole molto “reattive” e il risultato è che i radicali liberi sono responsabili non solo di accelerare i processi di invecchiamento delle cellule, favorendo tra i tanti esiti piu comuni e noti la comparsa precoce di rughe sulla pelle, ma anche danni più gravi. I radicali liberi infatti stimolano alcuni processi implicati tra le cause dell'insorgenza di malattie cardiovascolari, patologie neurodegenerative e tumori. Per contro, dotare l'organismo di una buona scorta di antiossidanti può contribuire a frenare le reazioni negative a catena che i radicali liberi e i processi associati possono avere sulla nostra salute.
È triste dirlo ma la troppa attività fisica concorre nel produrre radicali liberi che accelerano i processi di usura e invecchiamento, ecco perché è importante saper dosare bene la giusta quantità di attività fisica.
Come immagazzinare queste benefiche sostanze?
In parte ci pensa la biologia, infatti il nostro corpo è in grado di auto-fornirsi di antiossidanti con la produzione di alcune molecole presenti nel sangue. Un significativo apporto di antiossidanti può e deve venire dall’esterno, attraverso la dieta che deve essere dunque ricca di alimenti che contengono naturalmente queste sostanze.
Alcuni degli antiossidanti più preziosi per la nostra salute sono probabilmente conosciuti, altri meno. Vediamo quali sono i principali:
1. le vitamine, in particolare la vitamina C, o acido ascorbico; si trova in molti frutti e ortaggi freschi, frutti rossi, agrumi, kiwi, peperoni, broccoli, cavoli, rucola, lattuga;
2. i tocoferoli, noti comunemente sotto il nome di vitamina E; si trovano perlopiù in vari oli (di germe di grano, di girasole, di mandorle, di mais, di oliva), nei semi e nel germe di grano, nella frutta a guscio (mandorle, nocciole)
3. i carotenoidi, il cui caratteristico colore è il giallo-arancio che comprendono l'alfa e il beta-carotene, la criptoxantina, precursori della vitamina A, luteina, zeaxantina e licopene; ne sono ricchi i frutti e gli ortaggi di colore giallo-arancio, come albicocche (anche disidratate), carote, zucca, ma anche pomodori, spinaci, radicchio;
4. alcuni composti polifenolici come i flavonoidi, contenuti in gran parte nella verdura e frutta (da menzionare mele, pere, fragole, mirtilli, arance, peperoni, ravanelli, cipolle), e il resveratrolo, che si trova nella buccia degli acini d’uva, nel vino rosso (in quantità minime e non tali da consigliare il consumo di vino!) e nel cioccolato;
5. sostanze vitamino-simili come il coenzima Q10 (reperibile con maggiore facilità nella soia, nei cereali integrali, nella frutta secca a guscio, nel germe di grano, nel pesce, negli spinaci e in vari oli vegetali).
In funzione della vastità degli antiossidanti disponibili in natura, è fondamentale seguire una dieta variata, bilanciata che non escluda alcun tipo di alimenti (salvo in caso di specifiche intolleranze, allergie o indicazioni terapeutiche) affinché l’organismo possa arricchirsi di tutti i principi necessari al proprio benessere e, dunque, alla tutela e protezione della nostra salute.
La dieta antiossidante. Deve essere un buon mix di tanti alimenti, perché ciascuno apporta uno o più antiossidanti la loro buona integrazione consente anche di evitare carenze nutrizionali. Dunque per una dieta contro i radicali liberi occorre mettere in tavola:molta frutta e verdura, dalle 4 alle 6 porzioni quotidiane, come raccomandato dai nutrizionisti e dalla dieta mediterranea.Pesce, specialmente tonno, sardine, salmone, frutti di mare; e poi carne di vitello e maiale, pollame e frattaglie come fegato e rene. Questi alimenti, a seconda della tipologia, sono fonti di minerali - selenio, cromo, zinco - del coenzima Q10 e di vitamina E. Cereali, soprattutto integrali, e affini come grano e germe di grano che offrono buone quantità di manganese, molibdeno e vitamina E.
Uno stile di vita antiossidante. L'azione efficace degli antiossidanti alimentari può esser potenziata anche da comportanti e stili di vita ad hoc. Che non espongano cioè a fattori che possano amplificare l’azione dei radicali liberi. È essenziale innanzitutto mettersi al riparo da possibili cause ambientali, tra queste l’eccessiva esposizione ai raggi solari e al persistente inquinamento atmosferico, ma soprattutto adottare come sana abitudine comportamenti anti-radicali liberi. Eliminando cioè il fumo di sigaretta, eliminando o limitando il più possibile il consumo di alcol, e seguendo un'alimentazione equilibrata in qualità, quantità e varietà dei cibi, favorendo quelli più amici della nostra salute.

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Ricerca gli alimenti a te piu' adatti con il test sulla sensibilita' al glutine e Dna Test per conoscere quali sono i piu idonei per creare il tuo percorso nutrizionale personalizzato. Prenota il tuo test ora!

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Una bevanda rinfrescante ricca di vitamine, minerali e amminoacidi. Scopriamo cos'è il KEFIR, le sue proprietà e come preparalo in casa.

La parola kefir deriva dal turco “keif” che significa “sentirsi bene”. Il Kefir è una bevanda fermentata che si ottiene dal latte di capra, pecora o mucca, e contiene ceppi di lieviti e batteri benefici che gli conferiscono proprietà antibiotiche e probiotiche.
Il kefir è anche ricco in vitamine, minerali e aminoacidi. Contiene tiamina, vitamina B12, calcio, magnesio, fosforo, folati e vitamina K2. E’ inoltre un’ottima risorsa di biotina, un tipo di vitamina B che aiuta ad assimilare altra vitamina B.
Questa bevanda è considerata un alimento miracoloso per il nostro organismo, perche garantisce il corretto funzionamento dell’intestino, aiuta a prevenire allergie e ad assorbire le vitamine indispensabili, contiene il triptofano che ha effetti terapeutici sul sistema nervoso e, grazie alle vitamine del gruppo B e a K, funge da antiossidante. Se preparato con latte delattosato, inoltre, può essere ingerito anche da coloro che sono intolleranti al lattosio.
E’ dunque particolarmente indicato per chi ha bisogno di energia o per chi si sta riprendendo da un trattamento di antibiotici, agli anziani, e soprattutto alle donne in gravidanza, grazie al suo contenuto di acido folico fondamentale per il corretto sviluppo del feto.
Benefici riscontrati dal utilizzo di kefir
1) Problemi digestivi: i cibi probiotici come il kefir, contengono microrganismi vivi che si depositano nell'intestino e aiutano a mantenere l'equilibrio dei batteri intestinali. La fonte più nota di probiotici è lo yogurt. Tuttavia, il kefir contiene ancora più probiotici dello yogurt: circa 30 diversi microrganismi.
2) Osteoporosi e salute delle ossa: l'osteoporosi, una malattia diffusa nei paesi occidentali, è caratterizzata dal deterioramento del tessuto osseo ed è molto comune nelle donne anziane. Il Kefir prodotto con latte ricco di grassi è un'ottima fonte di calcio e vitamina K2, entrambi i nutrienti essenziali per mantenere la salute ottimale delle ossa e ritardare lo sviluppo dell'osteoporosi.
3) Infezioni batteriche: grazie al suo contenuto elevato e ampio di probiotici, il kefir può proteggerti contro alcune infezioni causate da batteri. Inoltre, un probiotico unico del kefir, il Lactobacillus kefiri la, è in grado di prevenire la crescita di batteri nocivi come H. pylori, Salmonella ed E. coli
4) Asma e allergia: le reazioni allergiche sono causate dalle risposte infiammatorie prodotte contro sostanze ambientali innocue. Secondo diversi studi sugli animali, il kefir potrebbe eliminare queste risposte antinfiammatorie e, quindi, migliorare i sintomi di allergia e asma.

Kefir: come si prepara
Preparare il kefir è abbastanza semplice e si può tranquillamente fare a casa. Di seguito la ricetta per ottenere dell’ottimo kefir di latte.
Ingredienti:
• 50g di granuli di Kefir di latte (due cucchiai circa);
• ½ lt di latte a piacere (magari nella versione delattosata) a temperatura ambiente.
Mettete i granuli di Kefir in un contenitore di vetro con coperchio, versate il latte, chiudete il recipiente e riponetelo in un luogo a temperatura ambiente (in estate meglio mettere il contenitore in frigorifero). Aspettate 48 ore finché il latte non si è cagliato - durante le 48 ore mescolate ogni tanto. Il Kefir non deve cagliare eccessivamente ma rimanere abbastanza liquido per evitare che diventi troppo acido. Filtrate il Kefir in maniera da separare i granuli dal latte fermentato; sarà pronto quando avrà una consistenza densa e i granuli saranno aumentati di volume. Il kefir si mantiene poi in frigo per circa 1 settimana.

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Fanno male le proteine in polvere? Una domanda che mi è stata posta tantissime volte. Oggi parlerò di questo integratore-alimento cercando di fare chiarezza sull’ utilizzo opportuno dello stesso e su quanto possano gravare realmente al nostro organismo.

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Vino rosso: in che dose possiamo considerarlo benefico per il nostro organismo?
Il vino rosso è una ricca fonte di antiossidanti che a dosi moderate svolge effetti benefici sul cuore e sull’intero organismo. Ampie sono le documentazioni scientifiche che lo dimostrano.
Apporto calorico e potere antiossidante di 1 bicchiere di vino rosso (150 ml)
Kcal 113 ● Potere antiossidante (ORAC*) 5.810
* ORAC = Oxygen Radical Adsorbance Capacity
Il vino rosso è ricco di polifenoli, in particolare il resveratrolo, antociani, flavonoidi e tirosolo, presente anche nell’olio d’oliva extravergine. La presenza di queste sostanze salutari rende il vino rosso una bevanda dotata di notevoli effetti benefici protettivi sulle malattie di cuore e vasi e verso alcuni tipi di tumori: a dosi moderate migliora la fluidità del sangue, riduce il rischio di trombi, contrasta l’ossidazione del colesterolo LDL favorendo la tonicità dei vasi, incrementa i valori di colesterolo HDL, la frazione buona del colesterolo e svolge un’azione antinfiammatoria generalizzata.
Qual è il consumo consigliato per avere questi effetti?
Essendo una bevanda alcolica il vino va comunque consumato con moderazione per sfruttare al meglio i suoi effetti benefici.
Secondo le istituzioni la dose quotidiana di alcol che una persona in buona salute può concedersi senza incorrere in gravi danni non può essere stabilita da rigide norme, poiché le variabili di ciascuno di noi sono davvero numerose: quella che viene considerata una dose moderata per un individuo può essere eccessiva per un altro.
Il consumo giornaliero di VINO ROSSO consigliato dall’INRAN in una giornata è di:
UOMINI: 1 BICCHIERE e MEZZO (Divisi ai pasti principali)
DONNE: 1 BICCHIERE
La quantità indicata, da consumarsi durante i pasti, è da intendersi come quantità massima oltre la quale l’equilibrio tra effetti positivi e negativi comincia a pendere per questi ultimi.

È importante non superare le capacità del fegato di metabolizzare l’alcol. Tali capacità, per esempio in un uomo di 70 chili di peso, non superano i 6 grammi l’ora (i grammi di alcol presenti in 100 ml si ottengono moltiplicando il grado alcolico per 0,8). Ciò significa che – ad esempio – per smaltire l’alcol contenuto in 1 bicchiere di vino rosso (12 g di vino) sono necessarie circa 2 ore (Fonte: INRAN, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione).
Chi assume farmaci deve consigliarsi con il proprio medico sulla possibile interazione tra farmaci e alcool.
La concentrazione di alcool nel sangue dipende da molti fattori: quota ingerita, modalità di assunzione (meglio al pasto che a digiuno), composizione dell’organismo, peso corporeo, quantità di acqua corporea, sesso, fattori genetici, metabolismo individuale, abitudine a consumo di alcolici.
Le donne, avendo un minor peso rispetto agli uomini,hanno minori quantità di acqua corporea e quindi una maggiore vulnerabilità agli effetti dell’alcolici che verrà smaltito con maggior lentezza.
In caso di obesità il consumo di alcolici è associato ad un maggior rischio rispetto alla persona normopeso. L’alcool favorisce l’aumento dei trigliceridi e di acido urico nel sangue, il fegato fa molta più fatica a smaltire l’alcol ingerito.

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Oggi vedremo come l allenamento in palestra e in generale l'attivita fisica giochino un ruolo fondamentale sul nostro metabolismo e sulla salute del nostro corpo. È stato dimostrato che avere un corpo allenato ci permetta persino di rallentare l "invecchiamento" e prevenire le patologie che si presentano con l' avanzare del tempo. L'antiaging attraverso l'esercizio fisico.

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Test per la diagnosi di celiachia

Che cosa è il test per la diagnosi della celiachia?
Per la diagnosi di celiachia (malattia celiaca), caratterizzata da un'intolleranza cronica al glutine (la principale proteina dei cereali), è possibile condurre diversi esami. L'esame principale, per nulla doloroso né invasivo, è la ricerca degli anticorpi e degli autoanticorpi, che sono segnali nel sangue dell'intolleranza.

A cosa serve il test per la diagnosi della celiachia?
La celiachia può essere diagnosticata attraverso un esame del sangue per la ricerca di particolari anticorpi e autoanticorpi che permettono di identificarla. Il test consiste in un semplice esame per individuare il dosaggio di alcuni anticorpi e altre molecole presenti nel sangue che indicano la sensibilità della persona al glutine: transglutaminasi anti-tissutale (tTGA), anticorpi anti-endomisio (EMA), anticorpi antigliadina (AGA). Quando i livelli di queste molecole sono elevati c'è un'alta probabilità che la persona sia affetta da Celiachia.

Chi può effettuare il test per la diagnosi della celiachia?
Chiunque può sottoporsi all'esame, non ci sono controindicazioni.

Come funziona il test per la diagnosi della celiachia?
L'esame consiste in un semplice e rapido esame di un campione da una goccia di sangue.

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Un pieno di energia a base di cachi
Il cachi si può considerare uno dei frutti più sicuri e naturali, è indiscutibilmente un frutto energetico, per via della abbondante presenza di zuccheri.
Non per questo però è da eliminare, salvo particolari condizioni patologiche. Anzi, è un frutto che ci può aiutare a fare il pieno di energia quando serve, come ad esempio prima e dopo un’attività sportiva o semplicemente per contrastare i primi freddi.
Il ph lievemente alcalino del cachi è in grado di neutralizzare l’acidità dei succhi gastrici dello stomaco, per cui è indicato per chi soffre di gastrite e reflusso gastroesofageo.
È sconsigliato consumare il cachi nei pasti principali soprattutto se abbondanti, per evitare di alzare troppo il carico glicemico, e specie a cena poiché durante la notte gli zuccheri in eccesso, che non vengono utilizzati dall’organismo, vengono trasformati in grassi.
Contattami per una consulenza.
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Oggi parliamo di uno dei prodotti fondamentali e di ampio utilizzo nella supplementazione integrativa di tantissime pratiche sportive sia di endurance (ciclismo, podismo etc) che per chi si allena in palestra: gli amminoacidi ramificati noti anche come BCAA. Costituiti da 3 amminoacidi: isoleucina leucina e valina Esistono in tantissime formulazioni e rapporti (2:1:1, 4:1:1, 8:1:1). Ma a cosa servono realmente? E perche stanno alla.base dell'integrazione sportiva?

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L’INDICE GLICEMICO ..COS E’ IN REALTA’?

L’indice glicemico è un parametro che classifica gli alimenti in base alla loro influenza sul livello di glucosio nel sangue (glicemia).
Per molto tempo in passato si è ritenuto che tutti i carboidrati semplici (dolci, bibite, succhi….) fossero uguali e facessero salire rapidamente il glucosio nel sangue; viceversa si riteneva che tutti i carboidrati complessi (verdure, legumi, cereali integrali etc) lo facessero salire lentamente e in modo graduale. Fortunatamente gli studi più recenti hanno ampiamente documentato che non è sempre così: per quanto riguarda i carboidrati semplici, per esempio, si è scoperto che il pane bianco fa salire più rapidamente il glucosio nel sangue rispetto a un gelato.
Studi scientifici hanno dimostrato direttamente o indirettamente l’interesse dell’indice glicemico nella lotta contro l’obesità ma anche nella prevenzione del diabete di tipo II e delle malattie cardiovascolari.
Come si misura l’IG dei vari alimenti?
Molto semplicemente indica la velocità con cui aumenta la glicemia dopo aver mangiato un alimento che contiene 50g di carboidrati, rispetto al picco glicemico causato da 50g di glucosio a cui viene assegnato un valore pari a 100 nella scala dell’indice glicemico.
Esistono inoltre delle tabelle di classificazione arbitraria in IG elevato 100-70 (%), intermedio 69-55 (%) e basso >55 (%). I cibi che fanno salire il glucosio rapidamente hanno un IG alto, quelli che lo fanno salire gradualmente hanno un IG basso.

Perché è importante l’IG per una persona diabetica?
L’Indice Glicemico è un valore importante per chi soffre di diabete, considerato che deve evitare rapidi innalzamenti della glicemia. Seguire una dieta a base di alimenti con IG basso, può permettere un migliore controllo della propria glicemia. Secondo alcuni Esperti, inoltre, gli alimenti a IG più basso aiutano a dimagrire perché provocano sazietà senza bisogno di molte calorie.
Da che cosa dipende l’indice glicemico di un alimento?
Fattori che possono influenzare l’indice glicemico di un alimento: la composizione dell’alimento, il luogo di coltivazione e raccolta, il contenuto in amidi, proteine, fibre e grassi, la combinazione con altri alimenti, il tipo di cottura, il grado di maturazione (per es. per la frutta) sono tutti fattori che possono influenzare anche notevolmente gli effetti sulla glicemia; inoltre l’IG può presentare forti variazioni da una persona all’altra.
I valori dell’Indice Glicemico pur essendo un parametro utile soprattutto per la qualità della propria dieta, vanno considerati, tuttavia, come valori puramente indicativi perché si riferiscono sempre e solo all’alimento puro e non alla quantità effettivamente consumata (carico glicemico). Rispetto ad una dieta classica che fornisce le quantità esatte da consumare, quella dell’IG è necessariamente più imprecisa. Il consiglio è quello di usarla come ausilio complementare ad altri tipi di dieta consultandoti con il tuo medico.
La quantità consumata fa la differenza: è importante tenere sempre d’occhio anche la quantità che si assume di ciascun alimento. Quanto più è elevato il consumo di un alimento con basso ID,tanto più evidente sarà l’aumento della glicemia. Al contrario, il consumo di una quantità ridotta di un alimento con IG elevato influenza la glicemia meno di quanto lascerebbe presumere il suo indice glicemico. Per questo nella pratica è molto più utile il Carico Glicemico. Quest’ultimo valuta l’effetto sulla glicemia di un alimento basandosi sulle quantità effettivamente consumate: tiene conto sia dell’IG che del contenuto di zuccheri per porzione consumata.
In conclusione quando si scelgono gli alimenti per la propria dieta sarebbe opportuno prendere in considerazione quelli con un ig basso o intermedio in modo tale da non creare picchi glicemici che oltre a creare scompensi sulla glicemia (con le relative problematiche e patologie a cui si puo andare in contro in primis il diabete) risulta essere poco produttivo quando si intraprende un percorso alimentare atto al dimagrimento in quanto questi oltre a stimolare il rilascio dell insulina e quindi il senso di fame possono favorire l’accumolo e il mancato utilizzo di riserve energetiche e quindi la relativa trasformazione di quest ultime in scorte adipose.

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I MIEI PRIMA E DOPO: -26 kg

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